Actions de l'Église italienne et du Pape Léon XIV pour la paix et la fraternité en Afrique : Algérie, Angola, Cameroun, Guinée équatoriale
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"Il est nécessaire […] de continuer à promouvoir, comme nous le faisons et comme l’a fait le Pape François, le dialogue, la fraternité, la compréhension et la construction de la paix avec des personnes de toutes les confessions."
L'article met en avant le rôle central de l'Église catholique — via l'engagement du Pape Léon XIV, la Conférence épiscopale italienne (CEI), et les congrégations religieuses partenaires — dans la promotion de la paix, du dialogue et du développement humain dans plusieurs pays africains. Cette stratégie institutionnelle promeut des valeurs de fraternité et de justice, dans la continuité du magistère du Pape François, et s'appuie sur des dispositifs financiers, comme les fonds 8xmille, pour soutenir l'éducation, l'inclusion et la solidarité interreligieuse. L'analyse des projets locaux (formation de jeunes en Algérie, alphabétisation et retour à l'emploi en Angola, autonomisation des femmes au Cameroun) illustre l'impact concret de cette diplomatie religieuse qui cherche, dans des environnements pluriconfessionnels ou fragiles, à reconstruire le tissu social, renforcer la dignité et offrir des alternatives à l'exclusion. Ce mouvement, conciliant annonce évangélique et action sociale, positionne l'Église italienne comme un médiateur privilégié en Afrique, influençant non seulement le paysage religieux, mais aussi les dynamiques institutionnelles locales. À terme, cette stratégie solidifie sa présence et son influence, tout en contribuant aux objectifs de paix régionale et de développement intégral.
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“La pace, la fraternità, la comunione, la missione non sono accessori: sono il cuore del Vangelo”. Queste le parole del Card. Matteo Zuppi, Presidente della CEI, nella prefazione al volume “Con volto di mamma. Discorsi e interventi alla Chiesa italiana”. Parole che come un filo rosso legano il magistero di Papa Francesco a quello di Papa Leone XIV.
Anche nella visita in Algeria, Camerun, Guinea Equatoriale e Angola, che si è svolta dal 13 al 23 aprile, Papa Leone ha parlato di fraternità, dialogo, comunione, mostrando il volto di una Chiesa che comprende, accompagna, accarezza. E soprattutto ha parlato di pace, la cifra del suo pontificato fin dal suo primo saluto dalla Loggia delle Benedizioni, l’8 maggio 2025, dopo l’elezione. “È necessario – ha ribadito durante il suo viaggio – continuare a promuovere, come stiamo facendo e come ha fatto Papa Francesco, il dialogo, la fraternità, la comprensione e la costruzione della pace con persone di tutte le fedi”. Una pace che “non è solo assenza di conflitto, ma espressione di giustizia e di dignità”.
A Malabo, in Guinea Equatoriale, nell’ultimo giorno del suo viaggio apostolico, il Papa ha incontrato giovani e famiglie, invitandoli a “costruire un mondo migliore” per essere protagonisti del futuro. Grazie a realtà che in loco ascoltano, accompagnano, generano, promuovono in modo progressivo in una prospettiva di formazione inclusiva. È quanto avviene proprio in Guinea Equatoriale, nel Collegio Padre Monti, nella Diocesi di Bata. Lì, grazie anche al sostegno della Conferenza Episcopale Italiana, attraverso i fondi 8xmille, la Congregazione religiosa dei Figli dell’Immacolata Concezione, Padri Concezionisti, accoglie 1550 studenti, dalla scuola materna all’Università con un internato di 80 posti.
Lo stesso accade in Algeria – paese quasi totalmente musulmano, il più grande dell’Africa – con il progetto “Yalla Shabab! Andiamo ragazzi!” dell’Association Diocésaine d’Algérie (A.D.A.) che raggruppa le quattro Diocesi del Paese: Algeri, Oran, Constantine e Ghardaia. L’iniziativa punta a promuovere la cultura in tutte le sue forme e a favorire il dialogo tra culture e religioni attraverso percorsi formativi e di accompagnamento che offrono nuove opportunità di crescita a numerosi ragazzi. Alì, che da due anni frequenta la biblioteca, dice: “Non è solo un luogo dove vengo a studiare; è uno spazio vivo, dove ci si sente accolti e sostenuti. Le attività, i laboratori, le conferenze favoriscono apertura mentale, incontro, dialogo e scambio di esperienze. Le feste di fine anno, gli iftar (il pasto serale durante il Ramadan) condivisi e i picnic… Tutti questi momenti mi hanno permesso di stringere legami, realizzarmi personalmente e crescere”. Piccole gocce di carità di una Chiesa che si prende cura in modo particolare dei più fragili promuovendo lo sviluppo umano e l’ecologia integrale. Così accade anche in Angola dove complessivamente, sempre grazie ai fondi 8xmille, in tutte le Diocesi sono stati sostenuti 476 progetti con oltre 52 milioni di euro. Si tratta di interventi di alfabetizzazione, scuole, ambulatori, formazione professionale, agricoltura sostenibile, e progetti per profughi e rimpatriati, oltre che centri di accoglienza per ragazzi e ragazze di strada e per il reinserimento di ex militari della guerriglia. Un impegno che vede missionari e missionarie in prima fila, accanto a realtà e comunità locali. “Tre anni fa – racconta César – vagabondavo per le strade di Luanda. Non avevo un lavoro, non avevo prospettive, non vedevo un futuro per me. Le mie giornate passavano senza una meta, e ogni giorno sembrava uguale al precedente”. Poi è entrato nel progetto formativo di impresa sociale agricola Kyma Kyetu, “il nostro prodotto”, portato avanti dalle Suore del Buon Pastore con la Good Shepherd International Foundation. “È stata la svolta della mia vita. Ho iniziato a credere di nuovo in me stesso, a imparare, a costruire qualcosa di concreto. Oggi ho una mia attività: ho comprato una moto a tre ruote e lavoro come tassista. I primi guadagni li ho investiti in una motozappa e ora coltivo il mio terreno. Posso dire con orgoglio che ho ricostruito la mia vita. Non è stato facile, ma adesso ho una stabilità e soprattutto una speranza per il futuro”.
Davvero “l’Africa può contribuire in modo fondamentale ad allargare gli orizzonti troppo angusti di un’umanità che fatica a sperare”, come ha detto Papa Leone XIV in Camerun, a Yaoundé visitando l’Università Cattolica dell’Africa Centrale. È questo l’impegno che la Chiesa in Camerun porta avanti attraverso il lavoro di suore, sacerdoti e volontari e con il sostegno della CEI, che grazie a 46,7 milioni di euro provenienti dai fondi dell’8xmille ha reso possibili 271 interventi. Un esempio concreto si trova nella Diocesi di Batouri, dove 180 donne camerunensi hanno potuto migliorare le proprie condizioni di vita grazie a percorsi formativi dedicati sia alla tutela dei loro diritti sia all’acquisizione di competenze professionali nei settori agricolo e artigianale. Il progetto ha inoltre previsto la realizzazione di 10 punti di approvvigionamento per garantire l’accesso all’acqua potabile alla comunità locale, insieme alla costruzione di servizi igienici.
In questo modo, in diverse parti del mondo, anche in contesti segnati da forte disagio e sofferenza, si cerca di rispondere ai bisogni concreti, creando opportunità per restituire dignità, attenzione e voce a chi vive ai margini e favorendo percorsi di crescita e rinascita, sia personale che collettiva.