Rencontre à Rome : vers une protection élargie des mineurs et adultes vulnérables par l'Église catholique
Citation
"Il ne s’agit pas seulement d’appliquer des normes ou d’identifier des catégories à protéger, mais de reconnaître que la protection est elle-même annonce de l’Évangile."
L'article relate la 2e Rencontre nationale à Rome sur la protection des mineurs et adultes vulnérables au sein de l'Église catholique en Italie, mettant en avant les transformations institutionnelles et culturelles autour de la notion de vulnérabilité. Le débat insiste sur l'évolution de la terminologie, préférant parler de 'personnes en situation de vulnérabilité' plutôt que de 'personnes vulnérables', un glissement qui oriente l’action vers les contextes et circonstances de risque plutôt qu'une stigmatisation individuelle. Mgr Alí Herrera souligne l'importance du passage d'une réglementation purement procédurale à une éthique du soin et de la prévention, intégrant la protection comme mission évangélique et fondement de justice. Le panel montre aussi que ce changement est perçu par l'Église comme une redéfinition institutionnelle de son identité et une réponse proactive à la crise des abus : il s'agit de générer des pratiques, non plus défensives, mais fondées sur le respect et la valorisation de la fragilité humaine. Cette approche vise à renouveler la confiance vis-à-vis des fidèles et du public, à l'heure où l'Église cherche à prouver son engagement dans la lutte contre les abus, tout en anticipant les attentes d'une société plus sensible à la dignité et à la protection des personnes.
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“Il rispetto della vulnerabilità non è un’operazione di classificazione giuridica né un esercizio accademico. È un atto di giustizia e, insieme, di profonda umanità”. Lo ha ricordato Mons. Luis Manuel Alí Herrera, Segretario della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori, intervenendo al 2° Incontro nazionale dei referenti dei Servizi territoriali per la tutela dei minori e degli adulti vulnerabili in corso a Roma sul tema “Rispetto. Generare relazioni autentiche”.
“Non si tratta soltanto di applicare norme o di individuare categorie da proteggere, ma di riconoscere che la tutela è essa stessa annuncio del Vangelo”, ha osservato Mons. Alí Herrera: “ogni persona ferita sul ciglio della strada – ha detto – ci interpella, e la nostra risposta come Chiesa definisce chi siamo”. Nel suo intervento, il Segretario della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori si è soffermato sul concetto di “vulnerabilità in relazione agli abusi”, ricordando che Papa Leone XIV anziché utilizzare l’espressione “minori e adulti vulnerabili” ha preferito “minori e persone in situazioni di vulnerabilità”. “Non è – ha precisato – una sfumatura retorica. È un cambiamento di prospettiva: il focus si sposta dalla persona (chi è vulnerabile) alla situazione (quando e come qualcuno diventa vulnerabile)”.
“Il dialogo odierno si propone di tracciare un’analisi che possa orientare sia nella definizione procedurale sia nel passaggio verso una prassi di salvaguardia”, focalizzando l’attenzione sulla vulnerabilità “in prospettiva preventiva che sappia valorizzarne il rispetto, come atto di cura, di giustizia e di annuncio del Vangelo per i vulnerabili e a partire dai vulnerabili”, ha spiegato padre Luigi Sabbarese, canonista della Facoltà Teologica Italia Meridionale, introducendo il panel dedicato al passaggio “da definizione procedurale a prassi di salvaguardia”.
“Quando si prende sul serio la vulnerabilità come fattore antropologico costitutivo ci si apre al rispetto e alla solidarietà nella nostra vulnerabilità condivisa, nonché alla tutela e alla promozione dell’integrità di chi si trova in situazioni di rischio”, ha osservato Chiara Griffini, Presidente del Servizio nazionale per la tutela dei minori. “Il Dio cristiano, in particolare il Dio fatto carne è certamente innamorato di tutto ciò che è umano e sa come prendersi cura della vulnerabilità umana. È quello che la Chiesa – ha concluso – oggi più che mai sente come un proprio compito fondamentale”.