Le Pape Léon XIV à Bamenda : plaidoyer pour la paix au cœur de la crise anglophone au Cameroun

Vatican
Élevé
16 avr. 2026, 12:34

Citation

"La paix n’est pas à inventer : elle est à accueillir, en accueillant le prochain comme frère et comme sœur."
Pape Léon XIV
Communauté de Bamenda
Groupes séparatistes anglophones
Gouvernement central du Cameroun
Église catholique
Communautés musulmanes
Femmes laïques et religieuses engagées dans l’accompagnement
Mouvement pour la paix au Cameroun

La visite du Pape Léon XIV à Bamenda, épicentre de la crise anglophone au Cameroun, constitue un moment politique majeur dans un contexte de dix années de conflit ayant entraîné des milliers de morts et de déplacés. Sa démarche, à la fois spirituelle et politique, cible les racines du conflit : militarisation, exploitation des ressources et instrumentalisation religieuse. Le discours du Pape dénonce les 'seigneurs de la guerre', identifie la misère comme vecteur de résilience et fait appel à une 'révolution silencieuse' portée par les acteurs locaux, notamment femmes et communautés religieuses œuvrant pour la paix. Sa présence a favorisé une trêve temporaire de la part des groupes séparatistes, soulignant l’ouverture d’un espace d’écoute et de dialogue inédit. Léon XIV appelle à l'unité, au rejet de toute manipulation des identités religieuses à des fins politiques, et à une fraternité durable. Son intervention renforce la légitimité des dynamiques interreligieuses pour la médiation, tout en mettant la communauté internationale face à ses responsabilités en ce qui concerne les trafics d’armes et le pillage des ressources. L’impact de cette visite dépendra de la capacité locale et internationale à capitaliser sur l’élan pour initier un processus de paix inclusif et durable.

Texte de la source originale

Francesca Sabatinelli - Inviata a Bamenda

Di fronte a un “mondo a rovescio”, fatto da chi investe in armi, da chi depreda le risorse di un Paese, da chi provoca “una spirale di destabilizzazione e di morte senza fine”, i poveri sono “la luce del mondo”. Papa Leone XIV al suo secondo giorno in Camerun, parla da messaggero di pace alla comunità di Bamenda, nel nord-ovest del Paese, luogo stravolto dalla violenza tra separatisti anglofoni e forze del governo centrale, una crisi dimenticata dal mondo, che in dieci anni circa ha prodotto migliaia di morti e centinaia di migliaia di sfollati,  che ha visto le sofferenze dei più piccoli e anche il sacrificio di diversi rappresentanti della Chiesa, che continua incessantemente a portare il suo messaggio evangelico.  

Gli appelli del Papa risuonano durante l’incontro di pace nella Cattedrale di San Giuseppe, un momento di grande intensità scandito da canti ma soprattutto dall’entusiasmo dei fedeli, forse ancora increduli che Leone XIV possa aver scelto anche Bamenda come tappa del suo viaggio in Camerun. La partecipazione è totale, tra i banchi divisi in settori coloratissimi, vi sono tutte le componenti di questa società segnata da povertà e e distruzione. Rappresentanti delle chiese protestanti, della religione islamica, sacerdoti, religiosi, catechisti e fedeli dei gruppi linguistici ascoltano le parole del Pontefice in un clima di totale fraternità, sostenuta dalla tregua decretata dai gruppi separatisti in occasione della sua visita. Il segno tangibile della necessità e del desiderio di udire parole di consolazione e di pace in una “martoriata regione”, la definisce Leone, una comunità travolta “da dolore” che però, mai abbandonata da Dio, può ricominciare.

Come sono belli anche i vostri piedi, impolverati da questa terra insanguinata, ma feconda, da questa terra oltraggiata, ma ricca di vegetazione e generosa di frutti. Sono i piedi che vi hanno portato fin qui e che, pur incontrando prove e ostacoli, vi hanno mantenuto sulle strade del bene.

Beati gli operatori di pace

Persecuzione e sofferenza non fanno distinzione tra fedi, razze, lingue e colori, tutti sono traumatizzati, con la necessità di guarigione psicologica e spirituale. Lo indicano le testimonianze proposte al Papa, che loda l’opera del Movimento per la pace animato dalle comunità cristiane e musulmane nel tentativo di “mediare tra le parti avverse”. Sono coloro che portano l’annuncio di pace al mondo intero, nonostante i tentativi di strumentalizzare le religioni.

Beati gli operatori di pace! Guai, invece, a chi piega le religioni e il nome stesso di Dio ai propri obiettivi militari, economici e politici, trascinando ciò che è santo in ciò che vi è di più sporco e tenebroso. Sì, cari fratelli e sorelle, voi affamati e assetati di giustizia, voi poveri, misericordiosi, miti e puri di cuore, voi che avete pianto siete la luce del mondo!

In ascolto delle parole del Papa   (@Vatican Media)

I signori della guerra

Il mandato ad essere “olio che si riversa sulle ferite umane” viene affidato dal Leone proprio ai poveri, con l’indicazione di non perdere mail la propria identità, continuando ad essere “il sale che dà sapore a questa terra”, facendo tesoro di ciò che è stato condiviso “nell’ora del pianto”.

E c’è poi il “lavoro immenso” di sostegno a chi è stato vittima di violenza. Il Papa si rivolge alle donne, laiche e religiose, che portano avanti questa opera di accompagnamento, nonostante i rischi che si corrono in una terra dove “i signori fella guerra fingono di non sapere che basta un attimo a distruggere, ma spesso non basta una vita a riscostruire”.

Fingono di non vedere che occorrono miliardi di dollari per uccidere e devastare, ma non si trovano le risorse necessarie a guarire, a educare, a risollevare. Chi rapina la vostra terra delle sue risorse, in genere investe in armi buona parte dei profitti, in una spirale di destabilizzazione e di morte senza fine.

Il richiamo all’unità

Bamenda tutta, ferita, si affida al Papa, affinché si riesca a scrivere la parola fine a questo conflitto, e tornare a vivere una pace duratura. Leone indica quindi la necessità di cambiare rotta, perché questo è il momento di fare una “inversione a U”, è questa l’occasione per “ogni coscienza onesta” di “denunciare e ripudiare” prendendo la strada della sostenibilità “e “della fraternità umana”. Il richiamo è all’unità di un popolo sollecitato a guardarsi negli occhi, con la consapevolezza di essere “immenso” di fronte ad un mondo “distrutto da pochi dominatori” e tenuto in piedi “da una miriade di fratelli e sorelle solidali”.

La pace non è da inventare: è da accogliere, accogliendo il prossimo come fratello e come sorella. Nessuno sceglie i suoi fratelli e le sue sorelle: ci dobbiamo soltanto accogliere! Siamo una sola famiglia e abitiamo la stessa casa, questo meraviglioso pianeta di cui le antiche culture per millenni si sono prese cura.

Leone XIV durante l'incontro per la pace con la comunità di Bamenda   (@Vatican Media)

Una rivoluzione silenziosa

Leone XIV, si congeda da Bamenda affidando al suo popolo il compito di riconciliarsi e di servire, unito, la pace, “ognuno nella propria vocazione”. Le comunità di Bamenda, che in lui vedono un ambasciatore di riconciliazione e un promotore di giustizia e che nel tempo hanno dato testimonianza di una “rivoluzione silenziosa”, vengono invitate a continuare a percorrere quella stessa strada che, nonostante tutto, ha finora evitato che la crisi degenerasse in una guerra.

Al termine dell'incontro il Papa fa volare una colomba   (@Vatican Media)
Il video integrale dell'incontro del Papa con la comunità di Bamenda