Le Pape Léon XIV rassemble 120 000 fidèles à Douala pour promouvoir l’unité et la paix au Cameroun

Vatican
Élevé
17 avr. 2026, 13:38

Citation

""On a prié pour les autorités, afin qu’elles agissent 'avec sagesse et justice' en faveur de la paix et du bien commun.""
Pape Léon XIV
Gouvernement du Cameroun
Archidiocèse de Douala
Hôpital catholique Saint Paul de Douala
Jeunes du Cameroun
Femmes camerounaises
Autorités locales
Église catholique

La visite du Pape Léon XIV à Douala s’inscrit dans un contexte de tensions politiques et sociales persistantes au Cameroun, notamment marqué par le conflit séparatiste dans le nord-ouest (région de Bamenda) et par une crise socio-économique frappant même la capitale économique. La mobilisation de plus de 120 000 fidèles et l’attente dans une atmosphère de liesse montrent la capacité de l’Église catholique à fédérer au-delà des fractures politiques et à servir d’espace de résilience collective. La fondation de la visite était axée sur l’appel à la paix, à la solidarité et à la justice sociale, en insistant sur la responsabilité des autorités pour une société « plus juste et pacifique ». Le choix d’une étape à l’hôpital catholique met l’accent sur le rôle social de l’Église et la nécessité de soins accessibles dans un pays à fortes inégalités. Dans ce contexte, la visite pontificale renforce le dialogue entre l’institution ecclésiale et les pouvoirs publics, et donne une publicité internationale à la situation des jeunes et des plus fragiles. Elle ramène, au moins temporairement, l’attention collective sur l’aspiration à l’unité et à la paix, tout en incitant à une gouvernance éthique.

Texte de la source originale

Salvatore Cernuzio - Inviato a Douala

"Habemus Papam!". Una speaker interrompeva col suo grido il ritmo cadenzato di un canto con pianola e xilofono che si diffondeva dagli altoparlanti del Japoma stadium di Douala. "Unité, solidarité, autour du Saint-Père", cantava la gente mentre attendeva – alcuni dalla sera prima, molti altri dall’alba di oggi – l’arrivo di Leone XIV. Trentuno gradi, mosche che volavano ovunque, un’aria umida che fa appiccicare i vestiti alla pelle, goccioline di sudore sulla fronte degli oltre 120 mila fedeli dispiegati lungo il parcheggio centrale della cittadella sportiva voluta fortemente dal Governo del Camerun per ospitare la Coppa d’Africa del 2019.

Cartelloni e striscioni per Papa Leone   (@Vatican Media)

Nella città "ricca" del Camerun

Per il Papa – giunto con un volo di 25 minuti da Yaoundé - è stata la terza tappa della visita nel Paese africano e ha scelto di celebrare una Messa in questa popolosa città del sud-ovest, considerata la capitale commerciale con il porto e lo smercio di caffè e altri prodotti. La città “ricca” del Camerun, teoricamente, cuore pulsante dell’economia nazionale che registra comunque tassi elevati di disoccupazione e sottoccupazione, specialmente tra giovani e laureati. Il 30% dei quali, secondo stime ufficiali, opera nel settore informale (commercio di strada, piccoli servizi), spesso con paghe molto basse e senza tutele.

Nessuna preoccupazione, solo festa

Come ieri a Bamenda, territorio ferito dalla guerra dei separatisti e dallo sfollamento di 500 mila persone, anche oggi a Douala con l’arrivo di Papa Leone sembrava tuttavia che non ci fosse alcun posto per problemi e preoccupazioni. Si è festeggiato, e basta. Si è celebrata la venuta di questo ospite speciale, "messaggero di pace e di unità", cantando e danzando nel perfetto “stile liturgico” africano, che proprio in queste manifestazioni artistiche esprime la sua fede.

E quindi via alla festa, questa mattina: spalle e fianchi che oscillano, piedi che si uniscono l’uno con l’altro, mani che battono, voci maschili e femminili che, in swahili, si uniscono in un’alternanza di soprani e baritoni.

Alla Messa presieduta con 120 mila fedeli nello stadio Japoma, a Douala, il Papa si sofferma sui modi per rispondere alla fame, materiale e spirituale, delle popolazioni. Invita i ...

La celebrazione del Papa e con il Papa

Tutte le celebrazioni erano iniziati in realtà già nel momento in cui Leone XIV ha messo piede sulla scaletta dell’aereo, con migliaia di persone dispiegate lungo i marciapiedi sterrati fino all’esterno del Japoma. Una partecipazione massiccia che ha visto, ancora una volta, spiccare la presenza delle donne coi loro appariscenti caftani e i fazzoletti annodati alla testa, nelle cui pieghe sono infilate bandierine del Camerun o della Città del Vaticano. "We are blessed, siamo benedetti", gridava una di loro. "Buon soggiorno", ha scandito un’altra in italiano stentato.

Si sono ricomposti tutti – ma neanche troppo – all’inizio della Messa presieduta da Leone, durante la quale in inglese e francese si è pregato per le autorità, affinché operino "con sapienza e giustizia" in favore della pace e del bene comune; per i giovani del Camerun, perché possano crescere responsabilmente e contribuiscano a costruire una società "più giusta e pacifica"; per sofferenti, prigionieri, vittime di violenza, immigrati e malati perché trovino "conforto".

Centinaia di donne alla messa celebrata da Leone XIV nel Japoma Stadium   (AFP or licensors)

La visita in ospedale

Ed è il conforto ai malati quello che il Papa ha voluto portare, subito dopo la celebrazione, nella breve visita all’Ospedale cattolico Saint Paul di Douala. Un momento privato durante il quale il Pontefice, accompagnato dalla direttrice, ha visitato alcuni reparti di questa struttura cattolica gestita dall’Arcidiocesi di Douala e situata nel quartiere Bassa. Ogni giorno, 24 ore su 24, qui al Saint Paul si prova a garantire una sanità accessibile con una particolare attenzione alla qualità dei numerosi servizi offerti, soprattutto per le donne, e all’accoglienza dei pazienti. Alcuni di loro oggi hanno potuto stringere la mano del Pontefice, andato a Douala per poche ore ma sufficienti ad alleviare i dolori, fisici e spirituali, del popolo.

"Habemus Papam": non una frase buttata lì a caso, ma un inno, come spiega una suora. "Il Papa è qui tra di noi, è con noi. Siamo visti, valorizzati, speciali agli occhi suoi e della Chiesa".