Press Conference, April 27 2026
27 avril 2026
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Sommaire mis à jour le 10 juin 2026
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Vatican News Vatican
01:09 - 02:23
Intervenant 2
Bene. Buongiorno, oggi siamo come potete vedere un po' di relatori al tavolo perché chiaramente sono coinvolte molte realtà nel lavoro che è stato fatto per il padiglione della Santa Sede alla Biennale di Venezia. Veniamo come sapete e lo dico per i giornalisti che hanno viaggiato nei giorni scorsi da giorni intensi da un continente ricco di vita, di giovani, di vita cristiana, di Vangelo vissuto come abbiamo visto e ascoltato negli scorsi giorni. Però oggi ci muoviamo verso un altro spazio, un altro continente, quello dell'arte e della cultura pure che si riempie di Vangelo attraverso l'impegno del Dicastero per la Cultura e l'Educazione e presentiamo il padiglione della Santa Sede per la prossima Biennale di Venezia dove gli spazi e il suono stesso degli spazi diventano arte, bellezza e anche comprensione del mondo. A presentarlo saranno appunto i relatori che sono qui con noi questa mattina.
Darei anzitutto la parola al commissario del padiglione e prefetto del Dicastero per la Cultura e l'Educazione, sua eminenza il cardinal José Tolentino de Mendonça a cui do un caloroso benvenuto qui con noi questa mattina. Prego eminenza, molto felice di averla qui tra noi.
02:26 - 04:59
Intervenant 1
Grazie Matteo Bruni e a tutta la sala stampa per l'organizzazione di questo incontro e un saluto e ringraziamento a tutti i giornalisti sia quelli presenti in sala sia quelli che ci accompagnano da remoto. Grazie del vostro importante lavoro. Tornare a servire il ritmo della vita, l'armonia della creazione e curarne le ferite. Queste parole programmatiche di Papa Leone XIV fungano da bussola per la progettazione del padiglione della Santa Sede alla Biennale di Venezia che sceglie come protagonista una figura che può apparire distante essendo una mistica del XII secolo ma che possiede una voce fortemente contemporanea capace di illuminare gli interrogativi e i percorsi del presente.
Non deve sorprendere che la Biennale dialoghi con la figura di una monaca, in quanto ogni artista, anche il più lontano dall'orizzonte religioso, assomiglia a un monaco nell'intensità della sua ricerca interiore. In un tempo di accelerazione che confina con l'immediatezza, rivolgere lo sguardo su una figura apparentemente inattuale può essere di beneficio per raggiungere una profondità capace di suggerire nuove risposte di saggezza. D'altronde, questo fu proprio il metodo di Ildegarda di Bingen, che credeva nella riconnessione dei legami che uniscono gli uomini e le società e che sapeva che la trasformazione del mondo implica anche un'evoluzione spirituale, in cui le forme artistiche e scientifiche sono partecipanti attive. Per questo motivo Ildegarda fu una religiosa e lei stessa una compositrice e cantante. Per questo motivo anche unì lo studio dei testi sacri al lavoro visivo della pittura.
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