La cultura liberale - Messaggio di Fontana - LIS
29 ottobre 2026
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Italian Chamber of Deputies
00:21 - 05:01
Oratore 1
Buongiorno. Io sono molto grato alla Camera dei Deputati e al suo Presidente per questo invito, per questa iniziativa che si inserisce in un palinsesto molto fitto e che ci porterà a parlare del ruolo della cultura di una cultura politica particolare, la cultura liberale, nella Assemblea Costituente. Il Presidente della Camera dei Deputati ci ha inviato un messaggio al quale do brevemente lettura. Rivolgo i miei saluti più cordiali a tutti i partecipanti al sesto appuntamento del ciclo di seminari organizzato dalla Camera dei Deputati in occasione dell'ottantesimo anniversario dell'elezione dell'Assemblea Costituente. Si tratta di un'iniziativa volta a riscoprire il complesso di idee, proposte e orientamenti ascrivibili alle differenti culture politiche che ispirarono il dibattito costituzionale.
Questo incontro, in particolare, intende approfondire l'apporto offerto dai liberali alla stesura del testo fondamentale della nostra Repubblica. Erano personalità animate da un profondo senso delle istituzioni che si impegnarono attivamente per riedificare un Paese precipitato nel baratro della guerra e guidarlo lungo il percorso della ricostruzione morale e materiale. Uno dei loro più grandi meriti fu l'invito a mettere da parte le reciproche divergenze nella consapevolezza che fosse necessario trovare un punto di equilibrio tra le istanze conservatrici e quelle progressiste. Emblematico in tal senso fu quanto affermato da Roberto Lucifero il 4 marzo 1947: la Costituzione potrà essere la nostra soltanto se sarà anche quella degli altri. Con questo spirito, nel dialogo con le altre forze, gli eredi della tradizione giuridica risorgimentale e prefascista svolsero un ruolo significativo nella definizione di un ordinamento radicalmente nuovo, basato sul riconoscimento dei diritti di libertà, sulla separazione dei poteri e, pur in una cornice concettuale non sempre unitaria, sulla valorizzazione delle autonomie locali intese quali antidoto al totalitarismo.
In relazione a questo specifico profilo, desidero ricordare le parole pronunciate da Luigi Einaudi: noi, se potremo creare con il titolo quinto qualche cosa che sia veramente vivo e vitale, noi avremo posto un impedimento non sufficiente, ma un impedimento al ritorno della tirannia. Anche grazie al fattivo contributo dei liberali, nella seduta del 22 dicembre 1947 si giunse all'approvazione a larghissima maggioranza della Carta repubblicana, la cui versione definitiva accolse il frutto di un'articolata elaborazione giuridica, economica e culturale. A distanza di ottant'anni, il loro impegno continua ancora oggi a rappresentare un esempio di come, nei momenti più difficili, con coraggio e senso di responsabilità sia possibile indirizzare l'azione politica al benessere collettivo e al miglioramento della società. Vi giunga quindi il mio sincero augurio per il miglior esito dell'evento.
Ringraziamo il Presidente e abbiamo il piacere di discutere oggi di questo tema con Luigi Compagna, già senatore della Repubblica e già professore ordinario di storia delle dottrine politiche all'Università Luiss. E quindi per me è una circostanza particolare perché occupava la medesima cattedra che occupo io ora, pertanto posso solo dirvi che siamo tutti storici del declino. E ovviamente col professor Giovanni Orsina, che è professore ordinario di storia contemporanea e direttore del dipartimento di scienze politiche dell'Università Luiss. Ora, a vantaggio soprattutto dei più giovani e di coloro che hanno bisogno magari di un minimo di orientamento rispetto al tema e allo specifico delle persone di cui andiamo a parlare. Quando ci riferiamo a culture politiche liberali, noi dobbiamo pensare, soprattutto nel nostro Paese, specie in questo momento storico, da una parte a una cultura politica che, per quanto plurale, sfaccettata, sovente anche contraddittoria e piena di contraddizioni al suo interno, è fondamentalmente vocata alla limitazione del potere.
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