Presentazione del libro "Vita di un magistrato nel mondo di ieri" di Corrado Lembo - conferenza stampa di Maria Elena Boschi
29 ottobre 2026
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Oratore 1
Era di magistrato che ha percorso vari decenni con incarichi di grande responsabilità, di primissimo piano, compreso quello a Verbania come presidente del collegio penale al tribunale di Verbania, avendo svolto sia funzioni di magistrato requirente che giudicante nella sua lunga carriera, oltre che avvocato, docente, tutto quello che riguarda il diritto. E ricordo in particolare Verbania anche perché il senatore Borghi ha incrociato nei precedenti incarichi istituzionali che ha svolto l'attività di magistrato di Corrado Lembo, non come imputato credo Enrico, ma insomma nei suoi ruoli istituzionali. E quindi prima poi di passare ovviamente la parola all'autore del libro che dialogherà con un giornalista di primo piano come Filippo Nanni che ci aiuterà diciamo nell'entrare meglio nelle pagine del libro, anche Enrico Borghi con piacere credo porterà un suo contributo rispetto ovviamente al libro e soprattutto all'attività di Corrado Lembo. Io dico poche cose sul libro giusto per così entrare un po' nel clima, nel tempo del libro e soprattutto qualche riflessione su quello che ho tratto io dalla lettura di queste pagine. Diciamo che già nella prefazione viene subito denunciato che è un diario di bordo e quindi sostanzialmente sappiamo che è un racconto di cinquant'anni di attività di magistrato, cinquant'anni anche di vita personale che si intreccia con quella professionale.
E però senza nessun intento autocelebrativo, ma di testimonianza di questi cinquant'anni e di come la società anche è cambiata in questi cinquant'anni. E di come sia cambiata anche probabilmente, almeno da quello che si legge attraverso il libro, non soltanto l'attività del magistrato per come si svolge concretamente quotidianamente. Se leggiamo le pagine per esempio delle prime inchieste sul terrorismo che vivevamo appunto anche in regioni che non erano o in territori che non si consideravano diciamo quelli centrali per la lotta al terrorismo e che invece avevano anche lì degli elementi importanti, di come allora magari fosse più difficile sia per le tecnologie che c'erano a disposizione, sia anche per un metodo di lavoro diverso, regole di lavoro diverse collaborare, cooperare, mettere insieme diciamo anche i risultati delle inchieste, delle attività che venivano svolte di indagine dalle forze di polizia. Quindi come nel tempo sia cambiata anche proprio l'attività, ma forse molto interessante vedere anche come sia cambiata proprio un po' la postura del magistrato, forse il modo di alcuni magistrati di interpretare il proprio ruolo e un po' come la politica e l'opinione pubblica, la società hanno visto negli anni il magistrato, la sua funzione, il suo ruolo nell'ambito della nostra Repubblica, della nostra democrazia con questo grande spartiacque di Tangentopoli ovviamente, un po' la fine della prima Repubblica, l'inizio della seconda Repubblica.
Siamo in una veste diversa ovviamente, non quella della magistratura, ma con incarichi istituzionali, vedere attraverso anche l'esperienza diretta di Corrado Lembo come si muovono poi anche come si muovono un po' i magistrati nell'ambito del CSM, nell'ambito ovviamente delle varie delle varie attività nell'autogoverno dei magistrati. E Corrado Lembo lo racconta senza accuse, senza diciamo toni di accusa nei confronti di nessuno, ma anche senza sconti, senza sconti nemmeno per i suoi colleghi, per la sua categoria di appartenenza, per i magistrati, spiegando bene appunto alcune dinamiche anche nelle progressioni in carriera, nella scelta degli incarichi direttivi viste da dentro e come probabilmente alcune cose dovrebbero cambiare. Con anche l'amarezza di alcune esperienze personali forse e e anche un po' il dispiacere, non entro nel tema dell'esito del referendum costituzionale, l'ultimo che c'è stato sulla separazione delle carriere su cui appunto anche Corrado Lembo aveva preso posizione pubblicamente. Nelle ultime pagine del libro però affronta il tema post risultato del referendum, di come è stata in qualche modo anche forse una campagna referendaria in cui alla fine non ci sono né vincitori né vinti perché i toni sono stati così aspri nel confronto tra una parte della politica e la magistratura che forse non ne esce poi bene nessuno rispetto ai rapporti tra i diversi poteri. E l'abbiamo visto un po' anche nei fatti di queste ore che hanno visto diciamo protagonista la Presidente del Consiglio di un attacco abbastanza netto rispetto ad un provvedimento di una di una giudice di Milano, insomma il caso che è ormai su tutti i siti, su tutti i giornali oggi.
A mio avviso anche per non parlare di legge di bilancio perché la Presidente del Consiglio è molto brava quando ci sono problemi legati all'economia, quando ci sono tensioni sociali a cambiare la prima pagina dei giornali e parlare di tutt'altro e quindi in questo caso dell'ordinanza per quanto importante, ma insomma un'ordinanza del GIP di Milano entrando a gamba tesa diciamo così nel rapporto tra potere esecutivo e magistratura. Poi io penso, così entriamo diamo anche un po' di argomenti diciamo più di attualità, che forse sarebbe saggio, e non lo penso da oggi, lo penso da tempo, che anche i magistrati avessero una certa accortezza nel prendere posizione pubblicamente su alcune questioni di politica generale perché poi dopo è complicato in alcuni casi salvaguardare l'apparenza di terzietà che magari non inficia la sostanza di terzietà, ma l'apparenza e quindi l'affidamento che poi può avere il cittadino a volte viene anche in qualche modo messo in discussione. Quindi forse una certa cautela aiuterebbe anche a mantenere un maggior equilibrio. Chiudo con due spunti però rispetto a quello che per me è emerso dell'esperienza personale di Corrado Lembo attraverso le pagine del libro ovviamente della sua attività di magistrato. Mi ha colpito che la caratteristica principale che secondo il dottor Lembo debba avere un magistrato è quella di saper ascoltare, che diciamo non mi sarei mai aspettata di sentire dire da un magistrato come principale qualità, quella di essere in grado di ascoltare.
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