Conferenza stampa: Presentazione del libro "Mai arrendersi"
29 ottobre 2026
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Sommario aggiornato il 29 ott 2026
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Italian Senate
00:15 - 05:52
Oratore 1
Buongiorno a tutti e grazie per essere qui. Io sono veramente felice di ospitare questa iniziativa in Senato perché oggi abbiamo l'opportunità di portare in una sede istituzionale, fra l'altro che si chiama è intitolata anche Caduti di Nassiriya, la storia di un altro uomo che rappresenta le istituzioni, che è Carlo Calcagni, che è, lo dico perché non è la prima volta che lo vedo, che lo sento, è un uomo che riesce contemporaneamente a emozionare, a indignare, ma anche a trasmettere un messaggio straordinario di speranza. Carlo ha indossato con orgoglio la divisa, ha servito il nostro Paese anche in missioni internazionali, ma ha anche conosciuto sulla propria pelle le conseguenze più drammatiche di questo servizio prestato allo Stato. E di fronte a questa prova durissima che la vita gli ha posto davanti, non ha trovato dentro di sé una forza che per noi è impossibile anche solo immaginare. È un uomo che ha dovuto affrontare una malattia devastante, che ha visto cambiare radicalmente la propria esistenza, ma che non ha mai accettato di lasciarsi definire soltanto dal proprio dolore.
Ha scelto di reagire, di lottare, di trasformare la sofferenza in energia, la fragilità in determinazione e la propria esperienza in una testimonianza per gli altri. E credo che questo già basterebbe per rendere la sua storia meritevole di essere conosciuta e ascoltata. Ma sarà lui stesso insieme alla dottoressa Elisabetta Trenta, già Ministro della Difesa, che ringrazio sinceramente di essere qui e la saluto con stima, e quindi saranno loro due poi a raccontare questa storia, a ripercorrere i momenti più difficili, a farla conoscere anche a chi oggi si avvicina per la prima volta a lui. Ma appunto io quello che voglio sottolineare è il significato profondo della sua presenza qui oggi all'interno del Senato perché portare simbolicamente dentro le istituzioni un altro uomo dello Stato è un modo anche per onorare tutti coloro che hanno servito il Paese, ma anche a costo di alti sacrifici, ma dire che ci siamo, che lo Stato c'è e che deve anche avere il coraggio di riconoscere le proprie mancanze cercando di porvi rimedio perché le istituzioni non devono mai voltarsi dall'altra parte quando c'è qualcuno che chiede giustizia come Carlo Calcagni.
Perché oggi viviamo in una società purtroppo ancora dove la malattia, la disabilità, la fragilità vengono viste come, percepite come un limite che rischiano di definire una persona. Mentre Carlo dimostra, appunto, con il racconto della sua vita che il valore di un essere umano non si misura con ciò che si riesce a conquistare, ma anche e forse soprattutto nella forza in cui si affronta ciò che la vita ti mette spesso davanti. E lo sport nella sua storia assume un significato straordinario. Lo sport che è un grande strumento di riscatto, di libertà, di affermazione della propria dignità, ma anche la dimostrazione che anche quando il corpo è ferito, quando la tua vita cambia radicalmente, possono rimanere intatte la volontà e la determinazione e la capacità ancora di poter immaginare il futuro. Certo, questo da solo non basta e non possiamo nemmeno commettere l'errore di pensare che basti, ma nessuno deve essere lasciato solo ad affrontare determinate sofferenze.
Nessuno, soprattutto, deve essere chiamato a fare l'eroe per poter avere o veder riconosciuti i propri diritti. Ma servono il dovere collettivo della solidarietà e il diritto della giustizia. E noi rappresentanti istituzionali siamo qui per questo, per dire non solo mai arrendersi, ma nemmeno lasciare mai solo chi non si arrende. Quindi ringrazio Carlo per essere qui oggi e soprattutto per aver scelto di raccontarsi anche in quelli che sono gli aspetti più dolorosi della sua vita, perché non è mai facile esporre pubblicamente le proprie ferite, ma questo farlo può aiutare tanti altri a trovare la forza per per andare avanti, ma soprattutto può contribuire a rendere la nostra società e anche soprattutto noi istituzioni più consapevoli e più giuste. Quindi grazie per la tua testimonianza, grazie per essere qui e anche grazie a tutti voi per essere qui ad ascoltarci.
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