Sarfatti
30 ottobre 2026
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Italian Chamber of Deputies
00:32 - 03:22
Oratore 1
Frequentavo quel salotto di Turati e della Kuliscioff. Mi ricordo che una sera sbottai in uno di quei miei discorsi ideali. La sola estetica è una noia mortale. Non si può accettare l'ignavia di chi vede l'armonia solo nelle opere d'arte, non sa e non vuole intenderla come norma perfetta della vita. Per questo io sono socialista.
Primo: per la rivolta contro l'ingiustizia sociale, e poi per la rivolta estetica contro l'abbruttimento e la miseria che rovina l'armonia della vita, il felice sviluppo fisico e spirituale della nostra bella stirpe in Italia. E quel Mussolini mi guardava. E io lo sapevo che mi guardava, ed è per questo che parlavo. E dev'essere stato pochi mesi dopo che andai nel suo ufficio dell'Avanti! in cui lui aveva fatto strada come giornalista, e gli dissi: "So che a voi non interessa l'arte, vi levo il disturbo di licenziarmi, me ne vado da sola". Ma lui mi disse che voleva che restassi.
"Sì, che ero fondamentale", una cosa del genere disse. Comunque eravamo lì. Doveva essere il 1912 e forse vidi che quel suo temperamento era la perfetta novità per il mio salotto, che nel frattempo avevo inaugurato per competere con quell'odiosa russa, la Kuliscioff, e gli presentai gli artisti che stavo seguendo: Sironi, Funi e Tommaso Marinetti. Io rubai Carrà, Russolo, Medardo Rosso, Arturo Martini e Bontempelli e Palazzeschi al salotto dei Turati, li portai da me e cominciammo a costruire quello che poi io chiamai Novecento. E ci dicevano che eravamo boriosi, ma se il Trecento, il Quattrocento, il Cinquecento sono secoli italiani nel campo delle arti, qualcosa ci diceva nel nostro intimo che anche il Novecento nell'arte sarebbe stato un secolo segnato dall'impronta della grande Italia.
E forse tutto partì da Umberto, il pittore dal profilo tagliente e dall'inconfondibile foga. Io l'avevo conosciuto una mattina alla mostra della Società per le Belle Arti, entro e vi trovo un pieno di giovani in accalorata discussione intorno ad un alto, zazzeruto e scattante, privo di cravatta e di pastrano, tutto chiuso, corazzato dentro un maglione nero. Fra tante pitture e sculture sciatte, mi attira un'acquaforte amorosamente incisa di una vecchia popolana intenta a cucire.
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